COMUNE DI TERRANOVA DEI PASSERINI

La Storia

 
Il Comune di Terranova dei Passerini costituito da sedici agglomerati agricoli, si estende su una superficie di kmq 11,24 e confina con i territori comunali di Bertonico, Castiglione d’Adda, Camairago, Codogno, Casalpusterlengo e Turano Lodigiano. Il toponimo Terranova può essere spiegato come un insediamento urbano “nuovo”, oppure come una “terra” da poco tempo ridotta a coltura. L’appellativo Passerini, aggiunto successivamente con R.D. 11/01/1863, costituisce, invece un elemento antroponimico in quanto derivato da Passerini, membro di rilevante importanza della famiglia Bonaccolsi di Mantova, che possedette terre nel Lodigiano.


A proposito di questo casato, Dante (Divina Commedia, purg. Canto XX) scrisse: “Già fur le genti sue (il poeta si riferisce alla città di Mantova) dentro più spesse/Prima che la mattia di Casalodi Da Pinamnonte inganno ricevesse”.


“Trattasi di Pinamonte Bonaccorsi o Bonaccolsi, di Mantova. Alcuni di questa famiglia si stanziarono nel Lodigiano e vi possedettero dei beni: havvi luogo detto Terranova de’ Passerini, da Rinaldo de Bonaccolsi detto il Passerini”.


Questo Rinaldo detto Passerini (pare fosse così chiamato per la sua bassa statura), nominato da Enrico VII, vicario imperiale, fu abile politico e uno dei più valorosi capitani d’Italia, ma fu anche un tiranno. Contro di lui scoppiò la rivolta di Mantova (1328), alimentata dai Gonzaga, in seguito alla quale, l’8 agosto di quell’anno, il Passerini venne ucciso da Luigi Gonzaga ed il dissoluto figlio Francesco imprigionato e lasciato morire di fame nella torre di Castellano (Imperia). Così si estinse la famiglia dei Bonaccolsi.

 

 


La nascita geologica del territorio dell’attuale Terranova dei Passerini deriva da un lentissimo, travagliato andamento. Infatti il Lodigiano fu segnato da otto strati alluvionali provocati dai corsi d’acqua che, scendendo dai monti con moto violento e irrefrenabile, trascinarono a valle sabbie, ghiaie, calcari, argille. Queste ultime in particolare, sono testimoniate dalla presenza, in tempi lontani, di fornaci atte alla costruzione di mattoni, tegole, laterizi vari.


Se ne contarono a Casalpusterlengo nelle località di Zorlesco, Vittadone, S. Salvario (zona Cappuccini) e alle Coste, dette appunto, Fornaci, nonché a Terranova dei Passerini nel cui composito agglomerato si conta la località Fornaci, sede comunale e quindi “capoluogo” della costellazione agricola.


Durante la seconda guerra mondiale, nei pressi della cascina Biraghina vennero effettuati degli scavi per estrarre la torba da utilizzare come combustibile. “Nel corso dei lavori, che si protrassero per oltre due anni, furono rinvenuti i resti di un villaggio palafitticolo e molte suppellettili, di cui si servivano quegli uomini primitivi: selci lavorate, daghe, aghi d’osso, ami pure d’osso ed altri utensili risalenti a quella remotissima epoca, come pure cranii ed altre ossa appartenenti ad animali selvatici, da tempo memorabile estinti nel nostro territorio e precisamente: cervi, orsi, daini, caprioli, uri e cinghiali.


Tali materiali e resti, purtroppo, andarono perduti.


Un’altra testimonianza antica riferita all’attuale Terranova dei Passerini è quella riguardante la presenza degli Etruschi nella zona. Infatti, gli storici Cairo e Giralli scrissero: “Né è a dimenticarsi … la tomba verosimilmente etrusca – e non romana come opina Lorenzo Monti – di Cascina de’ Passerini, della quale si parla nel libro dei battesimi di quella parrocchia (24 luglio 1661).


Nel luogo di San Giacomo, Giovan Battista Tensini, aprendo un fossato, trovò una costruzione in larghi e lunghi quadrelli di pietra, con un coperchio a piramide e contenente i residui di un cadavere, col cranio e con le estremità dei piedi. La lunghezza del deposito attestava con tracciamento della massa cineraria come la statura dell’uomo ivi interrato dovesse esser stata molto alta”.


D’altra parte è noto come gli Etruschi fossero esperti nella scienza idraulica e come, con le loro opere, avessero contribuito ad incanalare le acque allo scopo di risanare le terre per poi coltivarle con altrettante perizia. Di qui la deduzione che gli Etruschi operassero in tal senso anche nella zona di Terranova, tuttora ricca di acque irrigue: la Muzza, il colatore Valguercia, le rogge Regina Codogna, Triulza, Rovedara, Vitaliana, Morara, Faruffina, Paganina, Cotta Baggio, Trecca.


Ed ancora, tra i segni del passato, vivo è quello che si riferisce alla dominazione romana sulle nostre terre, inclusa quella dell’attuale comune terranovese. Infatti Giovanni Agnelli scrisse: “Racconta Lorenzo Monti (Almanacco Codognese: A1822-23) che anticamente tra la Cassina dei Passerini ed il luogo di Catensino passava un’ampia strada a strati di ghiaia vagliata, di cui sen en rinvenne talora qualche tronco nelle frapposte campagne allorché il contadino nel fendere la terra vi aprì i solchi più profondi del solito. Su questa strada, a parere dell’autore, fu rinvenuto un segnacolo in scultura o bassorilievo, rappresentante il capo di un imperatore romano, il quale capo diede il nome di Caput Augusti a quella terra che ora si chiama Cassina dei Passerini. A nostro avviso quel marmo dovette essere una pietra miliare dei tempi romani”.


Sempre lo stesso Agnelli aveva scritto: “Cassina dei Passerini, frazione del Comune di Terranova dei Passerini … anticamente chiamatasi Caput Augusti, come risulta da un istrumento del 1621, in cui questo luogo si trova accennato collo specioso titolo di Cassina Passerini Caput Augusti. Questa denominazione potrebbe indurre a derivare l’origine di questa terra sino dai Romani; giacché da quel popolo si soleva porre quasi sempre un qualche termine di sasso in scultura o basso rilievo, rappresentante qualche deità, eroe, distinta persona o altro, onde segnare i confini dei territori di una provincia, di una città ed anche di un latifondo privato … Potrebbe darsi che presso un simile segnacolo, rappresentante il capo di Augusto, sorgesse l’abitato, detto poi Cassino dei Passerini. Non havvi dubbio che questo luogo fosse abitato anche sotto l’impero romano, poiché oltre all’esservi qualche volta rinvenute delle medaglie di quei tempi nelle sue campagne, si deve prendere in qualche modo a calcolo il cadavere gigantesco trovato sotto terra in un antico deposito l’anno 1661. Fra i beni che il Conte Ilderaldo da Comazzo donò al monastero di San Vito verso il mille, si fa menzione della corte di Tilio nominata subito dopo Camairago e Gattera, il che fa supporre che così si chiamasse allora Cascina dei Passerini. Nel secolo XIV i Passerini, nobile famiglia di Mantova, cacciati per le fazioni da quella Signoria, acquistò questa terra, che ne conserva tuttora il nome. Nella seconda metà del decimo sesto secolo passò in feudo dei Triulzi unitamente a Codogno e San Fiorano: onde il Gabiano, nella sua “Laudiade”: “Giacomo il divo còle e molti fieni/de’ Passerini la cascina ostenta./ Con equo freno latamente il chiaro/Sangue Triulzio ai tre paesi impera.” Ma nel 1678, morto il principe Antonio Teodoro, questo feudo passò ai Lamberteschi di Como (1682) quindi in contea (12 dicembre 1684). Donna Duchessa Moles [fu] padrona di Cascina dei Passerini [nel] 1787. L’anno 1811 fu aggregato a Casalpusterlengo; il 12 febbraio 1816 tornò ancora a far comune da sé. Il parroco locale era di nomina degli eredi di Maffeo Cadamosto, commendatario di S. Marco di Lodi, quale benefattore della chiesta parrocchiale intitolata a S. Teodolo. Questa chiesa venne ristaurata in parte l’anno 1781. Nel 1633 faceva comune con San Jacomo in Campagna”.


Proprio in questo periodo, in alcune cascine terranovesi (Mulazzana, Terranova e Biraga), sostarono i Lanzichenecchi, le temute milizie mercenarie tedesche avviate all’assedio di Mantova (1629/30), durante la guerra che vide coinvolti la Francia, la Spagna e l’Impero per la successione al ducato di Mantova in seguito alla morte del duca Vincenzo II Gonzaga.
 


 


Nel 1535, alla morte dell’ultimo duca Sforza, si spense l’indipendenza dello Stato di Milano. Iniziò la dominazione spagnola che sarebbe durata fino al 1700. Nel Lodigiano, il Contado era suddiviso in Vescovati: a quello detto “Sotto la strada Cremonese” appartenevano Biraga con Sant’Alberto e Terranova, Ca’ de’ Passerini con San Giacomo e Rovedaro. Nel Seicento sempre nel Vescovato di “Sotto la strada Cremonese del Ducato di Milano”, troviamo citati Biraga, Ca’ de’ Passerini e Rovedaro. Nel secolo XVIII la Lombardia, liberata dal governo spagnolo, venne occupata dall’Austria. Si formò lo Stato di Milano nel cui “Compartimento territoriale della Città e Provincia di Lodi” (1757), la Delegazione 18a  del Vescovato di Sotto comprendeva Cassina De’ Passerini (feudo del conte Lambertenghi), mentre la Delegazione 19a annoverava: Castiglione (feudo del conte Gabrio Serbelloni) con Barattera; Rovedaro (feudo del conto Imbonati); Terra Nuova con Biraga, S. Alberto (feudo del marchese Dante Castiglione) e Campagna.


Le stesse località erano nominate nella Provincia di Lodi dello Stato di Milano del 1786 e precisamente nel Vescovado inferiore Lodigiano Delegazione XVIa (Cassina de’ Passerini), Delegazione XIXa  (Castiglione con Barattera, Rovedaro, Terranova con Biraga) e nella Gera d’Adda Superiore, Delegazione XXVI  (S. Alberto e Campagna). Nel 1798, durante la Repubblica Cisalpina fondata da Napoleone, nel costituito Castiglione con Barattera; Terranova con Biraga, S. Alberto e Campagna; Cassina de’ Passerini; Rovedaro; Mulazzana.


Con la nascita del Regno Italico, costituito da Napoleone nel 1805, il Dipartimento dell’Alto Po, Distretto Terzo di Lodi Cantone V di Casalpusterlengo, i Comuni di Cassina de’ Passerini e di Rovedaro, ambedue appartenenti alla classe C, contavano rispettivamente 455 e 617 abitanti.


Dopo la caduta di Napoleone, col ritorno degli Austriaci si formò il Regno Lombardo-Veneto e nel 1816 fu istituita la Provincia di Lodi-Crema. Nel Distretto V di Casalpusterlengo furono inclusi Cassina de’ Passerini, Castiglione con Barattera; Rovedaro; Terranova con Biraga, S. Alberto e Campagna.


Ogni comunità era retta da un Consiglio Comunale o da un Convocato Generale, cioè da una istituzione amministrativa nella quale avevano “voce” tutti i possidenti maschi e maggiorenni, i rappresentanti delle donne e dei minorenni, esclusi i militari, i parroci e i debitori verso il Comune. La convocazione veniva pubblicizzata con avviso affisso in piazza quindici giorni prima del giorno fissato per la seduta e con lettura dell’avviso stesso da parte del parroco in chiesa.


Un tocco di campana annunciava l’inizio della riunione che, solitamente, aveva luogo nella casa di uno dei membri del Convocato. Nei processi verbali delle sessioni del Consiglio della Comune di Cassine de’ Passerini, si legge che le riunioni avvenivano nella sagrestia della Chiesa Parrocchiale e che gli avvisi erano recapitati dal “cursore”, l’attuale “messo comunale”.


Tra le varie nomine consiliari c’era anche quella dei Deputati di vigilanza per le scuole.


Ecco alcune delibere consiliari del periodo corrente tra il 1897 ed il 1900 contenenti problemi di relativa importanza, ma tali da costituire curiosità riferite alla vita umile eppure attiva di una piccola comunità. Alcuni terranovesi avevano partecipato ad una gara di tiro a segno a Torino, ottenendo dei premi, ma il Consiglio Comunale respinse la proposta di concorrere con offerte alle spese per la premiazione dei tiratori. Tra le delibere del 1899 vi è quella relativa ad un regolamento di risicoltura ed anche quella di approvazione del passaggio della strada vicinale da S. Giacomo alle Fornaci fra le comunali, rimandando alla successiva sessione autunnale, in sede di bilancio, gli studi relativi. In un’altra delibera del 16 gennaio 1899 è trattata la vertenza tra il Comune e la Ducale Casa Scotti per riparare il ponte sulla roggia Scotti sottopassante la strada comunale della Biraga. Venne stabilito di troncare tale questione e di passare tra gli inesigibili il credito di £. 15,85 verso la Ducale Casa Scotti iscritti nei conti del Comune.


Di solito, il Convocato si radunava due volte all’anno per discutere il conto preventivo ed approvare il consuntivo; eleggeva i maestri comunali, il medico, la levatrice e decretava le opere di pubblica utilità. Nel 1844 Terranova apparteneva al Distretto V di Casalpusterlengo. Era Comune con Convocato che, con le frazioni di Biraga, S. Alberto, Campagna, Cassina de’ Passerini e Rovedara contava 1728 abitanti, su una superficie di pertiche 13343, coltivato a prati e biade.


Perdurando la dominazione austriaca il governo imperiale emanò una notificazione con la quale, constatata l’esiguità di un certo numero di comuni, ordinò soppressioni e aggregazioni. Di conseguenza, i Comuni di Rovedaro, Cascine dei Passerini e Terranova vennero unificati in un solo Comune con il nome di Terranova.


Nel 1859 venne soppressa la Provincia di Lodi e Crema. Il nostro territorio ritornò sotto la Provincia di Milano nel Circondario di Lodi, Mandamento VI di Casalpusterlengo che includeva Terra Nuova, Comune di 1873 abitanti.


Alla proclamazione del Regno d’Italia (1861), il Ministero dell’Interno invitò la Prefettura di Milano a comunicare a molte Amministrazioni del Circondario di Lodi la necessità di notificare o di effettuare qualche semplice aggiunta ai nomi di certe località. Di conseguenza, con il Regio Decreto 11 gennaio 1863, Terranova assunse la nuova denominazione di Terranova dei Passerini.
Le varie dizioni di Terranova de’ Passerini, Terranova dei Passerini, Cascina o Cascine dei Passerini, ecc. derivano da scritturazioni di epoche diverse.